Foschi per la A ci lascia un dito

Foschi

L'impetuoso discorso del ds a cena con la squadra si conclude... all'ospedale.

Foschi per la A ci lascia un dito!

Per caricare i giocatori finisce sotto i ferri. Frasi forti e pugni sbattuti sul tavolo.

Alla fine il dirigente dice a Cairo: "Mi sa che mi sono rotto la mano". Difatti è stato operato. E' tornato titolare a Roma e crede nella salvezza: "La sento come una missione".

Corini: "Salvo il Toro e poi smetto".

"Resteremo in Serie A, ci crede per almeno tre motivi".

"In trasferta siamo migliorati, la squadra ha qualità e siamo tutti coinvolti nel progetto".

(Tuttosport) Cairo promette altri 10 anni con il Toro.

«La politica dei piccoli passi alla fine premia». Presidente Cairo, che aggettivo dare alle sue prime 100 partite in serie A?

«Intense. Sono sempre state sfide palpitanti e mai banali».

La più bella?

«Direi quella del Centenario, ma l'inserirei in quel filotto di tre vittorie consecutive del 2006. E c'è anche il periodo delle otto partite utili consecutive dell'anno scorso con Novellino».

La più brutta?

«Per par condicio, indico un periodo: le sei sconfitte di fila di inizio 2007».

Lei è soddisfatto delle sue prime cento?

«Sì e penso di avere imparato tante cose importanti: errori e cose buone si uniscono e tutto fa esperienza. Ho apportato miglioramenti strutturali e societari, l'organico l'ho completato con Foschi ed ora possiamo sfruttare al meglio i valori tecnici che abbiamo».

Il bilancio parla di 22 vittorie, 34 pareggi e 44 sconfitte: il totale fa 100 punti esatti. E' solo una coincidenza?

«Un punto a partita, è vero. E adesso noi siamo al quinto pareggio consecutivo. Ciò significa che la politica dei piccoli passi non è poi così malvagia se siamo riusciti a salvarci per due anni consecutivi in serie A».

Ora che il Toro è a meno due dal Lecce e dalla zona salvezza, rivaluta ancor di più l'1-1 con la Lazio?

«In un campionato con i tre punti a vittoria, il pareggio sicuramente vale poco. Poi, però, ti accorgi quanto vale quando non lo fai. Ed allora un punto va sempre tenuto in considerazione».

Questo Toro lumaca, però, fa fatica a riemergere dalla zona B…

«Non perdere è comunque un fatto importante. Vincere vuol dire prevalere, pareggiare vuol dire equivalere. Psicologicamente un punto fa bene e muovi la classifica».

Ma allora il vero Mister X ora è lei? «

Non vorrei più parlare di questa vicenda. E' un argomento chiuso e se i suoi avvocati mi dovessero chiedere un altro appuntamento, direi di no».

Qualcuno già pensava che la sua centesima partita in A potesse essere anche l'ultima.

«Ovviamente tocco ferro. All'inizio avevo detto che mi sarebbe piaciuto essere presidente del Toro per almeno dieci anni. Lo ribadisco e voglio farne tante altre di partite dopo queste 100: non mi voglio dare limiti».

La settimana granata più movimentata di sempre si è conclusa col pareggio dell'Olimpico. Domenica, nel suo Olimpico, cosa si aspetta dal Toro?

«Intanto spero di trovare uno stadio pieno e con tanti giovani tifosi. Abbiamo varato la politica dei 5 euro per tutti gli Under 18: non solo in curva, ma anche nei distinti».

Quella con l'Udinese può essere la partita della svolta?

«No, perché tutte queste restanti 14 gare devono essere quella della svolta. Sarà impegnativa perché l'Udinese è forte, con attaccanti importanti e ben strutturati. Noi, però, avremo un Gasbarroni in più e tornerà anche Bianchi».

Da dove si riparte?

«Dalla continuità di risultati, intanto, e dalle ottime sensazioni che mi ha dato questa squadra sabato. Contro la Lazio non era facile uscirne indenni contro il loro tridente».

Novellino ha varato il rombo a centrocampo e rispolverato Corini. Scelta obbligata o varietà tattica?

«Il rombo è stato promosso sul campo e Corini è la dimostrazione che questa è una rosa con ottime risorse al suo interno».

Il Genio, però, va verso i 39 anni ed era stato accantonato all'inizio da Novellino.

«Corini ha esperienza e sicurezza, in certe partite e in certi momenti è il punto di riferimento per tutti. Deve essere coperto ed aiutato, ma in quel ruolo e se ben supportato dalle mezzale può darci il suo contributo».

Lei è un'ottimista ad oltranza, ora lo è ancora di più per la salvezza?

«L'ottimismo è la base per me, però è giusto essere concentrati perché siamo sempre terz'ultimi. Guardiamo gli altri, ma l'importante è quello che facciamo noi. Ed ora siamo concentrati nel modo giusto».

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