Torino 1 - 3 Inter

Abbruscato

C’è sempre una chance per tutti e, come esorta De Biasi, «tutto è possibile, basta crederci». Per conferma rivolgersi ad Elvis Abbruscato, l'attaccante più criticato dell’era Cairo e che in due stagioni e mezze è riuscito a nascere, morire, risorgere a Lecce, farsi riscattare, rischiare di essere nuovamente ceduto ed ora rinascere sotto la Maratona. «Ma io non penso a cosa è successo nel passato - dribbla diplomaticamente l'attaccante granata che non giocava all'Olimpico dal 20 maggio 2007 (0-0 salvezza col Livorno) - perché ora sento tanta positività con la gente che ha dimenticato gli ultimi due anni: e questa è una bella sensazione». Come quella di tornare ad essere protagonista in campo la domenica e non soltanto in amichevole al giovedì. Merito suo, ovviamente, ma merito anche della piccola sfortuna che ha colpito Alessandro Rosina dopo neanche venti minuti. Una botta al polpaccio della gamba sinistra, i massaggi che non risolvono il problema e la volontà di non rischiare ulteriormente hanno spianato la strada al ritorno di Abbruscato al 29’ del primo tempo (con l'Inter già in vantaggio per 2-0). Confermando così la maledizione che attanaglia Rosina contro le grandi. Non ha mai segnato un gol decisivo nella sua carriera ad Inter, Juve, Milan e Roma e raramente è stato protagonista contro di loro: per demeriti suoi (troppa la voglia di strafare per mettersi in luce) ed anche per una serie di sfortune tra infortuni e pali beffardi (traversa nell’ultimo derby). Amaramente il capitano granata ha lasciato spazio e fascia e solo oggi Rosina capirà la vera entità dell’infortunio. La piccola contrattura al polpaccio verrà valutata a freddo dai medici granata, ma il rischio concreto è quello di saltare la sfida di mercoledì a Verona contro il Chievo. La precauzione è doverosa, vista la delicatezza dei suoi muscoli, ma De Biasi sa di poter contare su un nuovo Abbruscato. Impensabile solo fino a giugno, visto che il destino sembrava dipinto di giallorosso ed aveva l'accento salentino. La follia di Cairo (riscatto alle buste per 2 milioni) ha scombussolato le carte in tavola e fino all'ultima ora di mercato l'Elvis granata sembrava solo un peso con il tridente Rosina-Amoruso-Bianchi. Doveva andare al Genoa, che poi ha puntato su Milito, ma alla fine è rimasto lui ed è partito Di Michele. «L'ho visto bene Abbruscato - gongola Urbano Cairo - e sapete che è un mio vecchio pallino. Ora ha solo bisogna di fiducia». Quella che invoca anche De Biasi, che però ha già individuato la medicina giusta: «Il gol lo aiuterà a prendere confidenza con se stesso». Anche se non è ancora decisivo (come i tre segnati al 1° anno di A, doppietta all'Udinese e rete all'Atalanta). La certezza per l'allenatore è aver ritrovato un giocatore più convinto dei propri mezzi e soprattutto sgravato dal peso di dover reggere l'attacco del Toro (oltre a quello di acquisto più caro dopo l'arrivo di Bianchi) e dimostrare di essere un valido attaccante per la serie A. «Io parto col presupposto di iniziare sempre dalla panchina - ragiona Abbruscato - così rendo meglio e non mi illudo. So di avere poche possibilità e le devo sfruttare al meglio. Ho imparato che bisogna sapersi adattare ed ora farei qualsiasi cosa per il Toro: giocherei in qualunque parte del campo pur di dare una mano per raggiungere l'obiettivo della squadra, cioè una salvezza tranquilla». Lo «sliding doors» del Toro, fuori l'atteso Rosina e dentro il mistero Abbruscato, ha comunque galvanizzato i tifosi ed è stato la rete del 3-1 con l'esultanza dell’attaccante (invito alla folla di caricarsi e caricare la squadra) a far ritrovare il feeling tra Elvis e il Toro. «Era importante far notare lo spirito di questa squadra - ammette Abbruscato - e la cosa più bella è stato l'applauso della gente a fine partita. Hanno capito la nostra reazione e negli spogliatoi non c’erano musi lunghi: non possiamo permettercelo, c’è già il Chievo».

Una sfida chiave per ripartire, una partita che Abbruscato vuole giocare. Rosina permettendo.

 

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